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 Resoconto Riduci
ONNA – Aprile 2009 - “La morte si è avvicinata, mi ha dato uno schiaffo e se n’è andata”
 
E’ notte fonda quando la terra trema, quando il letto si muove, il lampadario dondola…

La mattina tutti i telegiornali parlano di quello che è successo: il terremoto a L’Aquila.

Maurizio nei giorni seguenti mi dice che ha provato a contattare un nostro amico, ma che non è raggiungibile. Cerco di rassicurarlo…le linee telefoniche sono in tilt….anche in tv hanno esplicitamente ringraziato i radioamatori che si sono messi a disposizione proprio perché non c’era altro modo di comunicare….Venerdi 10 mi chiama Maurizio “M’ ha telefonato Imperiale” e tiro un sospiro di sollievo. Io non lo conosco granchè, l’ho incontrato solo un paio di volte, ma è una di quelle persone che non puoi dimenticare. Maurizio prosegue “M ha detto prendi la mongolfiera e vieni giù con un messaggio di speranza”

Mi passano i brividi ancora oggi….Si accordano per il Lunedì di Pasqua. Cosi la mattina del Lunedì dell’Angelo, si parte per l’Aquila. Siamo in sei. Tutto è normale fino ad Antrodoco. Il solito paesaggio di sempre. Ma ad Antrodoco alcuni abitanti hanno posizionato fuori dalle loro case le tende, quelle per la villeggiatura….in un altro periodo dell’anno si poteva pensare che erano li quasi per gioco, ora no…ora sono li per paura…o forse per necessità….Il viaggio non è più quello di prima…..i pensieri sono diversi….e intanto arriviamo a Sella di Corno…..una chiazza blu…la tendopoli…la prima che vediamo durante questo viaggio….e poi quelle tende blu, a volte singole, a volte in gruppo, si fanno sempre più frequenti….arriviamo alle porte de L’Aquila. Una telefonata a Pierluigi per dirgli dove siamo…siamo davanti al Mc Donald’s. Scendiamo mentre aspettiamo che lui ci raggiunga…alla nostra destra una palazzina a quattro piani, dove la finestra aperta dal terremoto ci illustra la camera da letto del primo piano….alla nostra sinistra una chiazza di fumo…no...è polvere che subito si dissolve e ci mostra un camion che ha appena scaricato i calcinacci di una qualche casa dei dintorni…ruspe ed escavatori in movimento….Arriva lui, Pierluigi…un saluto al volo e lo seguiamo fino a giungere ad un passaggio a livello, prendere la stradina che lo costeggia, fare poche centinaia di metri e scorgere quello che fino a quel momento avevo visto solo in tv… supponiamo di essere ad Onna. Scendo dal furgone e Pierluigi mi dice “Questa è Onna”. Case distrutte, tende blu, Vigili del fuoco, Carabinieri, Protezione civile, volontari del soccorso, ….questa è Onna. 

Individuiamo il campo, ci posizioniamo. Il tempo non è bello. E’ freddo, tira anche un po’ di vento. Ma decidiamo comunque di prepararci…se il vento si calma proveremo a gonfiarla. Prepariamo la cesta, le corde, proviamo il bruciatore, tiriamo giù il pallone e aspettiamo… Ci dirigiamo verso la tenda ristoro. Sono le undici e Pierluigi non ha ancora mangiato nulla. Appena varcato l’ingresso della tendopoli, un signore lo abbraccia. Un metro più in là, un altro signore, con la stecca al piede sinistro, lo abbraccia anche lui e con gli occhi lucidi gli dice “grazie” . Sono le prime due persone che ha estratto dalle macerie….Ci prendiamo un caffè mentre lui ci racconta alcuni frammenti di quei giorni….Torniamo al campo ed aspettiamo guardando quelle rovine che abbiamo davanti….vivendo la desolazione di chi sta dentro le tende….. Ho portato la macchina fotografica…..amo le foto….ma non adesso... non ad Onna... La prendo, ma scatto solo tre foto….la cesta in primo piano ed Onna sullo sfondo, la cesta e lo striscione, il nostro gruppo che guarda Onna, ciascuno con le proprie emozioni…non riesco a scattare altre foto….non sono li per rubare l’intimità di chi ha vissuto in quelle case che il terremoto gli ha tolto...Ripongo la macchina fotografica. Il vento non si è placato….il cielo è coperto di nuvole cariche…è freddo…andiamo a fare due passi…ci avviciniamo alle rovine di Onna…ogni accesso è presidiato…i Vigili del Fuoco sono al lavoro…poco più in là un anziano va dalle sue pecore, chiuse ancora nel loro recinto dietro alle mura crollate, al di là della zona accessibile. Un Carabiniere gli si avvicina, con fare filiale gli dice che non può stare li, che se vuole andare dalle sue pecore deve essere accompagnato da un Vigile del Fuoco, perchè può esserci pericolo di crollo….Guardo la scena e penso a quell'anziano signore..chissà, forse quelle pecore sono le uniche cose che gli sono rimaste....Guardo la scena e penso a chi non ha più nemmeno le pecore…Il cielo si fa sempre più carico di nuvoloni…ricarichiamo tutto nel furgone e torniamo nelle nostre case, con la promessa di tornare presto.

Ci organizziamo per tornare il fine settimana, ma le previsioni meteo non sono buone…durante la settimana sembra esserci bel tempo da mercoledì a venerdi. Cosi mercoledì mattina ripartiamo. Stessa ora. Stessa destinazione.

Siamo appena arrivati a L'Aquila e stiamo prendendo la direzione per Onna quando squilla il cellulare. E' Pierluigi che ci chiede notizie, e che ci informa che sul campo troveremo una ragazza, Ester,  con un pensiero per noi. Arriviamo alle 9.30. Ci dirigiamo direttamente sul campo.  E’ una giornata ottima. Decidiamo di non perdere tempo e gonfiare subito. Cominciamo a tirar fuori le bombole, la cesta... Si avvicina una ragazza, ci dice "Ciao, io sono Ester. Sono il vostro riferimento. Questo è per voi" e ci  consegna un pacchetto...lo apriamo sorridendo, pensando a Pierluigi ed alla sua gentilezza, al suo preoccuparsi di noi e della nostra accoglienza: ci sono dei biscotti...biscotti  fatti a casa da sua madre....

Appena il ventilatore fa entrare aria nel pallone, lasciandolo gonfiare, si avvicinano cameraman e fotografi, chiedendo, tra le altre cose, se è possibile salire. Il primo a salire è un fotografo. Comincia a scattare le foto…le case diroccate viste dalla mongolfiera, la tendopoli, il mucchio di calcinacci dove i vigili scaricano le macerie…pochi minuti dopo mi dice: “Io ho fatto. Quando vuoi possiamo scendere così diamo anche agli altri la stessa possibilità”. Questa è una di quelle frasi che ho sentito quel giorno e che non mi dimenticherò…ho apprezzato molto il rispetto che c’è tra questi ragazzi, che sono li non per farsi concorrenza, per uscire con lo scoop di Onna vista da una mongolfiera, ma semplicemente per documentare, mantenendo rispetto nei confronti dei colleghi e degli abitanti del posto.

…Gli abitanti del posto….Onna conta circa 300 abitanti, di cui 42 vittime..alcuni sono sulla costa, altri sono nella tendopoli sotto ai nostri occhi…in confronto sono poche le persone che si sono affacciate al rumore del bruciatore…e sì che di rumori in questi giorni ne hanno sentiti parecchi…il rumore del bruciatore, come tutti gli altri, non ha sortito effetto…nelle loro orecchie probabilmente c’è ancora solo il rumore del boato, dei muri che crollano….chiedo dove sono gli abitanti…una ragazza mi risponde “alcuni sono nelle tende, trascorrono li le loro giornate, altri hanno ripreso a lavorare…le aziende dei dintorni che non hanno subito danni hanno riaperto, e la gente è tornata al lavoro”…da una parte lo sforzo per tornare alla normalità, dall’altra la tristezza di trascorrere la giornata in tenda, quasi una paura di affacciarsi nuovamente alla vita….

Terminati i giornalisti ed i cameramen, salgono due ragazze, mi chiedono “Si vede tutta Onna?” Rispondo “Non conosco Onna, e quanto sia grande, ma credo si veda un bel po’”. Una delle due mi dice “Noi dobbiamo ringraziare il costruttore della nostra casa se siamo vive”.

Salgono ancora altri ragazzi…li ho tutti nel cuore, perché anche se in pochi minuti ed in poche battute, comunque mi hanno raccontato quello che credo sia il momento più tragico della loro vita… E’ salito anche un giocatore della squadra di rugby….mi ha detto “La mia famiglia è integra, ma la notte non si dorme più perché hai il terrore, e la mattina mi passano davanti agli occhi i visi di tutti gli amici che non rivedrò più”.

Nel frattempo è arrivato Pierluigi...anche oggi, come tante altre persone, è coinvolto  nelle operazioni di soccorso del post-terremoto, ma ha comunque trovato il tempo per venirci a salutare...per vedere qualcosa che fosse diverso dai calcinacci, quasi l'unica visuale di questi giorni... Resta con noi pochi minuti, giusto il tempo dei saluti, dello scambio di qualche  battuta.... Ci saluta, preso dai suoi mille pensieri, dai suoi mille impegni.. si incammina verso la macchina, ma eccolo che torna indietro, si dirige verso il Comandante e tira fuori dalla tasca un oggetto e glielo consegna... non è un oggetto qualsiasi, non è un oggetto anonimo...è un pezzo di vita..."L'ho tagliato apposta per te. E' la punta del bastone con cui ho fatto il tratturo..." e se ne va, mentre Maurizio stringe quel pezzo di vita tra le sue mani...

Ad un certo punto ero in volo con Ester (la ragazza che è stata la nostra madrina, quella mattina, che ci ha aiutati nel gonfiaggio, che ha scattato quasi tutte le foto e che saluto con affetto) quando vediamo due ragazzi - volontari della Protezione Civile - avvicinarsi…hanno le corde sulle spalle..si avvicinano al Comandante… con Ester ironicamente ci sorge il dubbio che forse hanno paura che non siamo ben ancorati..ma non tira un filo di vento….Scendo e il Comandante mi dice “ora tienila calda e non risalire, fermati qua che loro si preparano”. Curiosa come sono, ovviamente, chiedo “si preparano a far cosa?” “Ad ancorarsi per scendere dalla mongolfiera in volo”. Cosi i due ragazzi, probabilmente ad Onna da diversi giorni, se non addirittura dal 6 Aprile stesso, hanno visto la mongolfiera e hanno voluto provare a scendere…quasi una dimostrazione di salvataggio….E’ stato un fuori programma che ha fatto sorridere noi e gli spettatori per lo scenario, e i due ragazzi per l’esperienza fatta che in qualche modo ha spezzato il lavoro difficile di quei giorni.

Restituite le corde ai due speleologi, proseguiamo con  le nostre ascese facendo salire altri ragazzi fino a quando, passato mezzogiorno, sale l’ultimo e, come gli altri, mi racconta la sua esperienza.

”…La morte si è avvicinata, mi ha dato uno schiaffo e se n’è andata….ho avuto la prontezza di rifugiarmi in un angolo della stanza…siamo usciti dal tetto, passando sulle macerie….il mio nucleo familiare è salvo… ho perso una zia ed una nonna…soltanto una parete mi separava dai miei vicini, loro sono morti tutti e tre… moglie, marito ed una bimba di otto mesi…sai quante volte ho tenuto in braccio quella bimba?…avevo una casa di 150 mq, ora non so che farmene di tanto spazio, mi bastano 50 mq con un tetto in legno….”

Non so cosa possiamo aver trasmesso loro, gonfiando la mongolfiera con appeso lo striscione “Vita è speranza”… non so quali ricordi rimarranno in chi è salito, in chi si è limitato solo a guardarla, in chi è rimasto nella sua tenda, assorbito dai propri pensieri, o in chi, tornando “a casa” dal lavoro o dalla scuola ha sentito parlare di questa mongolfiera della speranza… non so i nomi dei ragazzi che ho incontrato… non so se avrò modo di incontrarli nuovamente….di certo so cosa ho provato arrivando ad Onna lunedì mattina, e quali emozioni hanno lasciato in me l’incontro con quei ragazzi ed i loro racconti….

“…Non dimenticatevi di noi…” No, Pierluigi, non potremmo mai dimenticarci di voi…nei prossimi giorni torneremo giù….non abbiamo altro modo per ringraziare te e Marzia per aver voluto che noi vivessimo queste emozioni….

 


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