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 La relazione della D.sa Anna Maria Meoni Riduci

IL VOLO IN MONGOLFIERA

30/03/2011

 

 

Aspetti psicologici del volo in mongolfiera

 

Il tema di questa relazione che segue alla brillante presentazione del relatore che mi precede, il Dr. Massimo Filiè e i suoi compagni di “slowind”, mi espone, permettetemi il gioco di parole, al rischio di “voli pindarici” : un rischio sempre presente nella narrazione psicologica.

         Ho volentieri accettato la proposta di fare una reale esperienza di volo in mongolfiera, ospite di “slowind”, proprio per questa ragione. E così è stata la mia prima volta in mongolfiera  in Otricoli nel mese di Marzo 2011. Le mie precedenti esperienze di volo sono limitate a qualche raro  sorvolo oceanico in grandi aeroplani, solo ed esclusivamente per raggiungere luoghi lontani. Ricordo di queste esperienze  paura e sonno e la pressante gratificazione orale alla quale le compagnie aeree sottopongono senza sosta i loro passeggeri.E’ inevitabile prima di fare una nuova esperienza che l’animo umano si diletti in previsioni immaginate di quello che potrebbe accadere e il mio pensiero è andato alla barca a vela, una navigazione determinata dal vento della quale ho una qualche esperienza sportiva.

Vedremo poi come la navigazione a vela nel mare sembra legarsi “miticamente” al volo in mongolfiera.

         Non sapevo come dovevo vestirmi ne cosa dovevo portare con me e mi sono sorpresa nei consigli centrati, quasi solo ed esclusivamente, sulle “scarpe” o meglio “scarponi”. Tra me e me ho molto sorriso pensando alle montagne e agli scarponi con i quali si scalano le vette. Ero fuori strada perché, come vedremo, l’ascensione nel cielo, o in alto verso gli dei, non è il fattore determinante il desiderio di volare in mongolfiera.  Infatti la sfida di Icaro, che troppo osa avvicinarsi agli Dei, è un tratto onnipotente che non sembra appartenere alla pratica di chi ama volare in mongolfiera. Icaro infatti, malgrado gli avvertimenti del padre di non volare troppo alto, si fece prendere dall'ebbrezza del volo e si avvicinò troppo al sole (nella mitologia Febo)e il calore fuse la cera, facendo cadere Icaro in mare dove morì. Storie di uomini che hanno osato sfidare gli dei (Apollo e Marsia, Atena e Aracne) che sono racconti che finiscono sempre con la vittoria del dio e con la morte o con la punizione degli uomini o delle donne che hanno sfidato la divinità. (1)

 

[Fig.1. Dedalo incita il figlio al volo, dipinto dell'artista francese Charles Paul Landon, 1799, Alençon, Musée des Beaux-Arts et de la Dentelle. (didascalia foto n.1)

 

La sfida ascensionale dell’uomo si centra nelle “ali” attributo di angeli messaggeri di Dio. Idea di Dio che anche la religione monoteista colloca al pari degli dei pagani in alto nei  cieli o sulla cima delle montagne: Sinai e ”….padre nostro che sei nei cieli….. “.  Trasversalmente in tutte le culture si ripropone la simbologia che vede che vede nel cielo la dimora del divino. (2)

 

[(2) “Bisogna innanzi tutto fare una distinzione tra Aria e Cielo. Secondo le cosmogonie tradizionali, l’Aria fa parte di uno dei quattro elementi primordiali insieme alla Terra, all’Acqua e al Fuoco. Simboleggia il mondo sottile ed è associata nel microcosmo umano al “soffio”, al respiro vitale (lo spirito dato da Dio), in sintonia con il respiro cosmico che si identifica con il Verbo; per questo nei riti iniziatici di purificazione è spesso inserita la prova dell’Aria, che rappresenta un simbolo sensibile della vita invisibile (nella tradizione più elementare nel Cielo vi dimora l’essere divino-celeste, creatore dell’universo). Riguardo il Cielo, ricordiamo ancora Esiodo: “… Gea, prima di ogni altra cosa, partorì un essere uguale a sé, il cielo stellato, Urano, affinché questi l'abbracciasse interamente e fosse sede eterna dei beati”. Dunque anche il Cielo è creato dalla Grande Madre, portatrice di vita e morte. Urano, figlio e coniuge di Gea, secondo la mitologia greca, si esprime nella sua peculiarità maschile: il cielo è intimamente legato alla fecondità della terra (grazie alle piogge che vi si versano), tanto che la penetrazione del cielo nella terra attraverso le acque è vista  come un’unione sessuale ed il mito del matrimonio, la ierogamia  divina  è presente in tutti i continenti. Anche il Cielo è rappresentativo della dualità bene-male, infatti le piogge possono essere benefiche e portatrici di abbondanza, oppure malefiche, in quanto dirompenti, copiose e dilavanti, tali da danneggiare il lavoro dell’uomo. Nel cielo campeggiano la luna, il sole (di cui parleremo più avanti) e le stelle, nonché i fulmini, presenti ancora nella loro carica duale: il fulmine benefico che dona all’uomo  il fuoco abbattendosi su di un albero ed il fulmine portatore di morte. Quindi vediamo che anche il cielo, come la terra è archetipo di vita e di morte.In Cina il Cielo è principio attivo, maschile, opposto alla Terra, passiva e femminile. Contrariamente in Egitto, il cielo era un principio femminile rappresentato dalla dea Nut, che personifica lo spazio circolare che ingloba l’universo; Nut è detta la madre degli dei e degli uomini. Il cielo, da materia indistinta, assunse con il tempo una diversificazione, dapprima fu suddiviso in sette strati e poi in nove: secondo Dante, in cielo (considerato dai cristiani il paradiso) andavano le anime che in terra si erano comportate secondo virtute e canoscenza, e si collocavano, in base al loro merito, dal basso all’alto, nei diversi cieli, differenti per purezza,  mentre l’ottavo cielo era sede delle stelle fisse e il nono era il primum mobile. Ma in altre culture i cieli erano dodici, come per i Toltechi del Messico, secondo quanto riporta il frate Bernardino de Sahagùn, nella sua Historia de las cosas de la Nueva Espana]

E i Toltechi sapevano che molti sono i Cieli.

Dicevano che essi erano divisi in dodici settori,

Uno al di sopra dell’altro; là sta il vero dio e la sua consorte.

Egli è il Dio Celeste, Signore della Dualità;

La sua consorte è la Signora della Dualità, Signora Celeste. ] (2)

 

Il volo, nella mitologia e nelle rappresentazioni artistiche e favolistiche, così come nella pratica tecnica si associa alle ali, che sono un organo del corpo degli uccelli: il più invidiato e imitato dagli uomini che ne sono privi. Attributo possente che consente di andare “contro vento” a proprio piacimento nella direzione voluta. Tratto onnipotente dei messaggeri di Dio potenziato dagli uomini in ogni modo possibile ad oggi. (3)

 

 [Fig.2. particolare dell’ Annunciazione di Monte Oliveto, olio su tavola di Leonardo da Vinci, 1468, Galleria degli Uffizi - Firenze. (didascalia foto n.2)]

 

La mongolfiera non è dotata di ali è  piuttosto un’immagine rotonda, che allude come vedremo al ventre femminile. Infatti nella cesta durante il volo l’equipaggio sta stretto e vicino l’uno all’altro in una curiosa sensazione di stabilità, che contrasta con la precarietà della sospensione nell’aria. Ho fatto la fantasia che fossimo come gemelli dentro l’utero protettivo a galleggiare  nell’aria e in un dolce spostarsi, ora lento ora veloce, comunque ovattato, verso l’alto e verso il basso, in una direzione o in un’altra.

        

         Per quanto riguarda il vestiario, oltre ad una suggerita preferenza senza obbligo per i pantaloni, gli amici di “slowind” non mi hanno dato altre indicazioni. Immediatamente ho pensato ai pantaloni da cavallerizza. In seconda istanza alle gonne leggere lunghe e vaporose della moda femminile del primo novecento, che  animate dal vento, apparentemente più sintoniche alla dimensione del vento. Ho poi capito che i pantaloni da cavallo erano metafora delle streghe che volano a cavaliere della scopa e le vesti svolazzanti metafora della incostanza del vento, per sua natura variabile. Ho indossato pantaloni da cavallo, tecnicamente perfetti per scavalcare il cesto, è come salire a cavallo, e altrettanto  perfettamente inutili durante il volo perché non c’è galoppo. Le vesti svolazzanti sono rimaste nel mio immaginario durante il volo, perché il volo in mongolfiera è un continuo problematico rapporto con il vento, la sua dominanza e i suoi dispetti, che obbligano l’uomo ad una posizione che si adatta a questo elemento. Il capitano, perché c’è un capitano, costantemente si adatta e asseconda  questo Dio monello e anche pericoloso. Sono sicura nella fantasia che, se avessi indossato vesti leggere o sciarpe foulard, Eolo avrebbe fatto di tutto per entrare dentro la cesta a giocare con le mie vesti scompigliando le mie sciarpe foulard e tutta la cesta con quel che c’era dentro.

Eolo è un personaggio della mitologia greca, indicato come il re o il dio dei venti. Una grande confusione c’è tra Eolo figlio di Elleno e Eolo figlio di Suto ed Eolo il re dei venti, che è gemello di Beozio (o Beoto), nipote dell'Eolo figlio di Elleno nella mitologia greca. Per Era, moglie di Zeus, Eolo era al pari degli altri Dei dell’Olimpo, ma Poseidone lo considerava un intruso, poiché si riteneva lui  padrone del mare e anche dell'aria. Per la verità di quanto tramandato Eolo è una figura molto controversa. 

 (4)[Poseidone e Melanippa, la figlia di Eolo il capostipite degli Eoli, ebbero due gemelli, Beozio ed Eolo. Questi furono allevati da un mandriano, tale Ippote, poiché Poseidone non volle far sapere a Eolo di essere suo genero.Nel frattempo Metaponto, re di Icaria, aveva minacciato di ripudiare sua moglie Teano, poiché era sterile. Teano allora si fece dare da Ippote i due gemelli, fingendo che fossero suoi. Metaponto ci credette. Sennonché nacquero a Teano davvero altri due gemelli, che però furono i meno amati da Metaponto. Teano, gelosa, tentò di uccidere Beoto ed Eolo con del veleno, che questi, accortisi, diedero da bere ai fratellastri. Teano si trafisse il petto al vedere i suoi pargoli uccisi dallo stesso seno che li allattava.Eolo e Beoto si rifugiarono dapprima da Ippote, ma poi, quando Metaponto seppe da Poseidone come erano andate veramente le cose, sposò Melanippe e adottò i due gemelli. Dopo un periodo felice, Metaponto decise di ripudiare Melanippe e sposare tale Autolita, che i gemelli uccisero rosi dalla vergogna. Dovettero quindi scappare. Beozio tornò da suo nonno Eolo che gli affidò la parte meridionale del suo regno, la Beozia, dove sorsero i Beoti. Eolo invece scappò a occidente, dove raggiunse delle isole che chiamò Eolie, dove divenne famoso come consigliere degli dei e domatore di venti. Viveva a Lipari, un'isola galleggiante, insieme ai suoi dodici figli, sei maschi e sei femmine, che si erano sposati fra di loro. Quando Zeus decise di rinchiudere i venti in delle anfore, perché li riteneva pericolosi se lasciati in libertà, sua moglie Era suggerì di nasconderli in una grotta del mar Tirreno e di affidarne la custodia ad Eolo. Nell'ora della sua morte Eolo, ritenuto troppo prezioso da Zeus, rimase a guardia dei venti nella grotta delle isole Eolie.] (4)

 

La cosmologia greca appare confermare le convinzioni di Era in quanto dopo il Caos da Gea  si differenziano separatamente il mare (Urano) e   Etere (l’aria azzurra che fascia la terra e le da la vita). (5)

 

Anche la filosofia greca con  Anassimene riconosce come principio di vita l’aria: “Come l’anima nostra che è aria, ci sostiene, così il soffio e l’aria circondano il mondo intero”. Quello che più ci interessa nel rompicapo del mito confuso di Eolo ai fini di questa presentazione sul volo in mongolfiera è l’incontro di Ulisse con Eolo, dio dei venti, dal quale viene accolto, ricevendo in dono l'otre dei venti accompagnata da un divieto da non infrangere: “nessuno dovrà aprire l'otre”. Saranno i compagni di Ulisse che, invidiosi del dono dell'ospite, ormai in prossimità di Itaca, approfittando del sonno di Odisseo, apriranno l'otre scatenando i venti che sospingeranno. L’Odissea simboleggia il passaggio alla fase dell’epos tramite il superamento delle fasi preistoriche, magico-rituali e mitologiche. Un evento centrale di questo passaggio è la nascita dell’individualità, di cui Odisseo risulta essere il modello fondamentale. Nel suo viaggio di ritorno in patria Odisseo, affrontando le insidie tesegli dalle forze magico-preistoriche e mitologiche, arriva a configurarsi come una individualità stabile e a sviluppare quindi una nuova e maggiore capacità di dominio sul mondo. (6)

Un poema che ben rappresenta quel processo psicologico della individuazione sulla base del quale C.G. Jung fonda la salute psichica. Odisseo non si contrappone direttamente con la pura violenza se lo facesse, soccomberebbe o regredirebbe poiché si fonda sulla forza cieca o sulla falsità della magia. Grazie alla sua astuzia Odisseo dissolve, aggirandoli, quei legami e quelle strutture gerarchiche primitive prima considerate indissolubili. Odisseo non si ribella ciecamente alle forze che gli si pongono di fronte, ma le supera in quanto individuo, dimostrandosi capace di scorgere, dall’alto della sua coscienza tecnicamente e socialmente più evoluta,  spazi di manovra che le forme meno evolute di coscienza non potevano neppure prevedere. Così fa il capitano in mongolfiera che dall’alto astutamente è capace di scorgere spazi di manovra che aggirano l’ostacolo che Eolo frappone fino a renderselo amico e favorevole.

 

         Infine, ma no per ultimo, la prima volta che sono andata ad Otricoli per volare in mongolfiera ho scoperto che non volare è come volare. Era una fredda mattina gli amici di “slowind” hanno preparato la cesta e cominciato a fiutare il vento. Lo vedevano dove io non lo vedevo, lo sentivano non benevolo, hanno aspettato a lungo e poi hanno deciso di rinunciare. La volta successiva mi hanno fatto alzare ancora prima quasi a notte e dopo questi ….sacrifici… finalmente abbiamo volato: su e giù giocando con Eolo che continuava a fare i suoi dispetti in un articolato avvicinarsi ed allontanarsi dalla terra e dalla meta.

 

Fig.3  Aeolus 1 antico bassorilievo in marmo. (didascalia foto n.3)]

 

 

Il capitano astutamente “flambava” lingue di fuoco dentro la mongolfiera, un piacevole calore nel freddo di quella primissima mattina. Il gioco delle arie calda dentro e fredda fuori ci teneva sospesi o volanti mentre a terra ci seguiva il furgone in un costante collegamento radio. Il volo in mongolfiera è infatti un volo di gruppo dove c’è chi resta a terra con il fondamentale ruolo di supporto. Il gruppo è diretto fermamente da un leader incontrastato che è la tipica situazione dei gruppi operativi a rischio. Ma in mongolfiera il comandante non è l’eroe sapiente che contrasta gli Dei avversi, piuttosto l’astuto Ulisse che sa rinunciare e aggirare l’ostacolo. Quali argonauti i membri dell’equipaggio fanno in modo che la “nave volante” si spinga ai limiti della conoscenza in un viaggio che appare dedicato essenzialmente alla introspezione. Tempi e modi sospesi nell’aria, come nell’acqua dell’utero materno, e qualcuno sempre pronto a raccoglierti.

La mongolfiera quindi sembra essere la “nave volante” d’antica memoria e il timorato viaggio di individuazione dell’astuto Ulisse si ritrova nel cauto procedere della Mongolfiera, sempre pronta ad assecondare il vento senza mai sfidarlo o contrastarlo, sempre pronta a dirigersi dove Eolo vuole, così come fanno i nostri amici di “Slowind” : in un processo di trasformazione e di individuazione che ha bisogno di grandi cautele e di  tutto il tempo che serve.

 

 

         Se dovessi richiamarmi all’Arte ai suoi Artisti è a Chagal che mi torna alla mente e le sue figure volanti.

 

 

Fig.4  Marc Chagal “passeggiata” 1917 (didascalia foto n.4)]

 

 

 

 

Riferimenti bibliografici e di testo

1)     1- Publio Ovidio Nasone, Le metamorfosi, trad. di Lalla Romano, a cura di Antonio Ria, Torino, Einaudi (ET Scrittori), 2005. XII-276 p. ISBN 978-88-06-17653-2)]

2)     Estratto da  Federica Manieri “ Il mosaico nella terapia della schizofrenia” : cap.7 “studio della simbologia nel mosaico:dalla simbologia agli archetipi” - Tesi di Laurea “La Sapienza” Università di Roma Facoltà di Psicologia aa.2010/2011.

3)     Meoni Anna Maria "Le ali dell’Annunciazione di Monte Oliveto "  www.voltapagina.name/punti   ( 2009)

4)      tratto da Wikipedia

5)     F.Agresta;A.Mosca “La guerra degli Dei:appunti sul simbolismo in psicoterapia” Nuove prospettive in psicologia AnnoXXIII n.1 Maggio 2008 (fasc.30)

6)     Adorn- Horkheimer “Dialettica dell’illuminismo” cap. “Odisseo, o mito e illuminismo”

 

 

 

 


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